2- I giorni di Pusai: gli ultimi figli di Dionisio

IMG_20161201_191356_HHT

C’è un interessante concetto creato per studiare l’anticà società balinese: quello dello Stato-Teatro in cui la funzione principale del governo è instituire e celebrare un’infinità di piccole e grandi manifestazioni il cui scopo principale è sottolineare nelle menti dei cittadini l’ordine delle cose. Quello stesso concetto è stato utilizzato per la valle di Kathmandu durante il periodo Malla. Viene quindi da pensare che oggi, l’infinità di feste e rituali ancora presenti nella vita di un nepalese siano le proiezioni di quel periodo.
Anche qui, nel piccolo paese di Pusai, il mese di Novembre e Dicembre è pieno di feste. In questo periodo si tratta di matrimoni. Circa uno a settimana e considerando gli stretti legami di parentela che legano parti del villaggio, ogni festa diventa una festa anche di paese.
Le feste, che durano alcuni giorni, vengono svolte a casa dello sposo. Di ora in ora arrivano decine e decine di invitati dal resto del paese. Donne vestite con abiti tradizionali e coloratissimi, con bracciali, orecchini e turbanti. Ultime ambasciatrici di usi e costumi. Gli uomini, come spesso capita, si sentono in dovere di stare al passo con i tempi. Per cui tute da ginnastica in poliestere con lo stemma di una squadra di calcio. Cappellini da quindicenni di periferia. Pance tonde montate su gambe sottili. Gli unici che si salvano da questa inondazione del Globo, sono quegli uomini che vivono nelle case più isolate facendo i contadini e del mondo esterno non hanno ancora visto un granchè.

Come ogni festa di esseri umani a qualsiasi latitudine e longitudine il tema principale è il cibo. Si viene chiamati a piccoli gruppi vicino alla cucina dove aspetta un piatto con una collina di riso e carne (un must nelle feste d’oggi) e verdure. A seconda dell’importanza degli ospiti il rapporto riso:carne cambia.
L’altro grande punto di attrazione è il ballo. In questo caso però bisogna notare che ciò dipende molto dall’etnia di chi sta organizzando la festa. Come in ogni luogo del mondo, più si sale di casta/posizione sociale e più le feste devono essere rigide. Il corpo deve muoversi meno. I suoni devono essere più lievi. Bisogna lasciare Dioniso e affiancarsi ad Apollo.
Per fortuna qui a Pusai di Apollo non se ne parla ancora. Così donne-pirata di sessantanni si muovono su ritmi ipnotici per ore. Ti invitano ad unirti alla danza collettiva che unisce, come mai ho visto in Nepal, uomini e donne.
Terzo elemento della festa è, ovviamente, il consumo di sostanze alcoliche. Siccome in questi luoghi il mercato globale non è ancora arrivato ad estirpare usi e tradizioni e a normalizzare gli individui in consumatori, qui si bevono diverse bevande fermentate a gradazione alcolica. C’è chi ne beve qualche sorso e chi si inebria smarrendosi, letteralmente, poi sulla via del ritorno a casa. Settimana scorsa, camminando di sera verso una di queste feste sentiamo due persone discutere animatamente. Una signora, la proprietaria di casa che cerca di convincere un omino piccolo e ubriaco a girarsi verso il sentiero e di non usare il suo mucchio di tegole come percorso. L’omino non ne vuole sapere. Chiede di continuare. In qualche modo si riesce a rimetterlo sulla giusta via ma è troppo alterato per proseguire. Si decide quindi di farlo dormire nella veranda della casa. Chissà cosa si ricorderà il giorno dopo.

1–I giorni di Pusai: Introduzione

DSC05545

I fatti che qui mi accingo a narrare sono probabilmente accaduti in un piccolo villaggio ad un giorno di viaggio dalla capitale. un paesino accessibile percorrendo prima una strada nazionale costruita dai giapponesi, poi una strada distrettuale in pietre simile alle mulattiere della prima guerra mondaile, infine una strada scavata nella terra che scende sul costone della montagna fino ad arrivare al bazaar.
Il bazaar in realtà è composto da cinque “costruzioni a carattere provvisorio” che fungono da:
n1 negozio/stazione autobus/rivendita ricariche telefoniche/ ufficio prenotazione trattori, da n2 ristoranti e hotel ( ovvero camera con un paio di letti disponibili), da n1 sarta e da n1 negozio di generi alimentari e prodotti d’importazione.
Il paese è composta da circa 700 case sparse su un costone della montagna che volge a levante. Il dislivello complessivo è di circa 1000m tra lecase vicino al fiume e quelle in alto. Dal pendio, guardando verso nord si vedono le prime montagne del blocco himalayano il cui nome è ancora causa di dibattito nel piccolo paesino, raggiungono circa i 4000m e dopo alcune settimane dal mio arrivo si erano già ricoperte di neve.

A differenza di molti centri abitati montani, il piccolo paese ha una grandissima diversità culturale ed etnica. Ci sono bramini, tamang, Sunuar, Dalit. Questo crea una complessa rete di solidarietà, rivalità, supporto, amicizia, diffidenza che imparerò a conoscere nei mesi seguenti.

2007-2017:10 in 10

 

 

2007

2007 The first night in Tokyo. I could not sleep and I went on a walk around Asakusa. Finally free from other commitments i could begin a new life in that esotic place called Japan.

2008

2008 At an aluminum casting factory in Toyama for work. After 18 months in Tokyo I decided to move to China in search of new and faster adventures.

2009

2009 Picture of a 1:1 model made one night while working at CBA. China was fast paced. Projects at work were always on a deadline and life was fool of adrenaline and bai jiu.

2010

2010 Beijing old quarters being demolished and normalized to contemporary standards. China was under a continnuos change. Every day closer and closer to the global standard. I felt it was time to move to Cambodia.

2011

2011 Picture of the first studio we occupied inside the White Building in Phnom Penh. A lot of new things, strange projects and odd adventures.

2012

2012 View of North Korea from Tumen. After two years in Cambodia I neede a break. I spent 6 months on this border town in the north of China as a volunteer.

2013

2013. View of my house on st 136 above dance bars in Phnom Penh. I dont have many memories of this year beside the countless headaches given by work.

2014

2014 Ladakh, India. I leave Cambodia and spend the summer in Ladakh a place that i will visit again the following year. After 4 years of heat and people I wanted to go to this lunar landscape.

2015

2015 Kathmandu after the earthquake. The holy trolly was left in the same position it was in the moment of the earthquake for several months waiting for an auspicious day to move it. A year spend in Nepal working and slowing down.

2016

2016 Picture of a pillow from a guest house in Yunnan. A year spend moving too much around often without a purpose

2017

2017 Saipu, Nepal. View of the construction site I am supervising untill December.

Trekking in a painting

Mardi trekking. May 2016. The path is on the crest of the mountain between clouds. The view changes every few minutes. Often is more what we dont see than what we see but thats what makes it a bit special compared to other ones.

P1060056P1060058P1060060P1060061P1060063P1060068P1060069P1060074

Il manoscritto di Pusai

Una settimana fa, in una vecchia libreria di patan, ho trovato un libretto stampato su carta sottile che narra le piccole vicende di un paesino non molti distante da Kathmandu. così, per passare il tempo ho pensato di riscriverle.

Muktinath, the ugly.

image

image

image

We all heard of Muktinath. Of the sacred temple, both for hindu and Buddhist. We rarely hear or see pictures of the surrounding village. Today I saw why. The cluster of hotels in neo-fluo new rich style reminds more of Kathmandu ring road than any of the surrounding.
It feels ugly because it is a cacophony of form s, materials, colors so in contrast with the local villages.
What seems more worrying is that thousands of low land Indian and Nepali tourists probably like our because it makes them feel a little bit like home.