Homo sapiens sapiens sapiens sapiens sapi…..

Tens and tens generation lived before me, defeating natural cataclisms, famine, wars. Turning rocky soils in to farming fields, finding the right name of gods to pray. Killing ferocious animals. Accumulating enough stock to be able to survive winters.

Finally today after all their efforts I can sit on top of this pyramid and live withou historical and moral obligations, with a lot of free time that i can rightously spend on facebook or on an online videogames.
Human evolution has reached its peak.

Contemporary luxuries

In the village there is almost no internet connection. Only in few occasion when the wind, satellites and the moon are aligned the signal comes through.
In this”uneasy” situation a person cannot check his messanger every 20 minutes, cant write his university friend in Mexico what he had for breakfast, cant even watch a video of a panda trying to use a mobile phone.
One is also cut of from the last Trump boutade, Ronaldo last hair cut and the latest USA sanction.
In this bubble one is forced to look at what is front of him with no screen meadiating. One finds himself with many hours available and slowly discover that the sunrise is different everymorning, that the neighbor
have has changed haircut, that he can finally start reading that book that has been sitting on the shelf for months.
Time has appeared again in his life. Taime to talk face to face, time to observe, time to draw, to exercise, to walk, to make leather bags.
In that precise moment he feels rich. Rich in a different way. Rich of opportunities and rich of the most valuable and convertable currency: time.

 

Equilibrio Digitale

The order of modernity

The current reconstruction in Nepal surely is improving the structural qualities of the built environment but what about the rest? Some traditional details (slate roof, mud plaster) are getting replaced by more modern materials ( corrugated metal and cement plaster). Beside the obvious visible changes and consequences of this there is a more subtle change. The change from a pre-modern vibrant, imperfect, ondulated, irregular surface to the modern, flat, mono dimensional surface. As Pallasmaa wrote, we move towards a “soporific unnifromity of experience”. Surely the richness of the surrunding compensate this but it seems that in people mind the step into a modern aesthetics has been made. Now we just need to sit and watch the monsters that this will create.

P… come Parise come povertà

Questo articolo apparve il 30 giugno 1974. Alla faccia di tutti queeli che credono in uno sviluppo. Più di 40 anni dopo è ancora attuale e affilato.

«Questa volta non risponderò ad personam, parlerò a tutti, in particolare però a quei lettori che mi hanno aspramente rimproverato due mie frasi: «I poveri hanno sempre ragione», scritta alcuni mesi fa, e quest’altra: «il rimedio è la povertà. Tornare indietro? Sì, tornare indietro», scritta nel mio ultimo articolo.

 

Per la prima volta hanno scritto che sono “un comunista”, per la seconda alcuni lettori di sinistra mi accusano di fare il gioco dei ricchi e se la prendono con me per il mio odio per i consumi. Dicono che anche le classi meno abbienti hanno il diritto di “consumare”.

 

Lettori, chiamiamoli così, di destra, usano la seguente logica: senza consumi non c’è produzione, senza produzione disoccupazione e disastro economico. Da una parte e dall’altra, per ragioni demagogiche o pseudo-economiche, tutti sono d’accordo nel dire che il consumo è benessere, e io rispondo loro con il titolo di questo articolo.

 

Il nostro paese si è abituato a credere di essere (non ad essere) troppo ricco. A tutti i livelli sociali, perché i consumi e gli sprechi livellano e le distinzioni sociali scompaiono, e così il senso più profondo e storico di “classe”. Noi non consumiamo soltanto, in modo ossessivo: noi ci comportiamo come degli affamati nevrotici che si gettano sul cibo (i consumi) in modo nauseante. Lo spettacolo dei ristoranti di massa (specie in provincia) è insopportabile. La quantità di cibo è enorme, altro che aumenti dei prezzi. La nostra “ideologia” nazionale, specialmente nel Nord, è fatta di capannoni pieni di gente che si getta sul cibo. La crisi? Dove si vede la crisi? Le botteghe di stracci (abbigliamento) rigurgitano, se la benzina aumentasse fino a mille lire tutti la comprerebbero ugualmente. Si farebbero scioperi per poter pagare la benzina. Tutti i nostri ideali sembrano concentrati nell’acquisto insensato di oggetti e di cibo. Si parla già di accaparrare cibo e vestiti. Questo è oggi la nostra ideologia. E ora veniamo alla povertà.”

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